Camelina Sativa, una pianta antica dalle straordinarie proprietà.
Abstract dal discorso al Convegno di Medicina di segnale 2026
Conobbi l’esistenza della Camelina, quando andai a lavorare all’ospedale di Leh in Ladack. In quell’occasione ebbi l’opportunità di seguire gli insegnamenti degli Amchi, i medici monaci, sulle arti curative tibetana. Imparai che i semi di questa pianta meravigliosa viene associata ad altri composti, come: il Mirabolano, per le patologie di fegato e reni; col Muschio, una sostanza aromatica secreta dalle ghiandole del Mosco dell’Himalaya maschio, per le affezioni cardiocircolatorie, per generare calore interno, per le sue spiccate proprietà decongestionanti e rigeneranti cellulari; con il Cordyceps come supporto immunitario e per contrastare lo stress ossidativo; con la Salsapariglia nel trattamento di patologie cutanee, anche croniche.
Ritrovai la Camelina quando andai a fare supporto riabilitativo nei villaggi del Kashmir e del Pakistan, quando entrambi i Paesi erano devastati dalla guerra. A fianco degli Hakim, i medici tradizionali, e la gente dei villaggi, imparai che con il fusto, che contiene fibre bastoncine molto resistenti, una volta essiccato, si creano corde e lacci, che con la farina, ricavata dai semi, veniva fatto il pane e puree con il latte di capra, miele e erbe aromatiche, che la stessa farina, mischiata all’argilla della regione pakistana del Multan si utilizzava per sfiammare la pelle, ridurre gonfiori e lenire dolori articolari o muscolari, o insieme a miele e propoli si medicavano le ferite causate dagli ordigni bellici e le piaghe e con l’aceto di dattero per contrastare la dissenteria, come antidolorifico e in caso di intossicazioni.
Questo vero e proprio “tesoro dimenticato” dalla nutraceutica occidentale fino a qualche anno fa ė nota, fin dalla preistoria, per i semi oleosi.
La Camelina sativa è una pianta erbacea della grande famiglia delle Brassicaceae (o Crucifere per i petali dei fiori disposti a croce). Le varietà principali includono broccoli, cavolfiori, cavoli, rape, ravanelli, rucola, senape e crescione, che sono principalmente, note per l’alto valore nutrizionale, benefico per la salute.
La sua coltivazione risale a migliaia di anni fa, e le origini sono state collocate in Europa e in ampie zone dell’Asia. Venne coltivata dai Romani e dai Greci per l’olio vegetale a uso domestico, l’illuminazione e l’alimentazione animale. In Europa e in America Settentrionale, introdotta nel XIX secolo, fu una coltura oleaginosa chiave fino agli anni 40’-50’, soppiantata poi da colza e girasole, per la facilità e l’economicità nell’impiego industriale su larga scala. Recentemente, la Camelina, definita una coltura “a rifiuti zero” in quanto ogni sua parte praticamente viene sfruttata. è oggetto di studi e ricerche approfondite sia come fonte di biocarburante, per la mangimistica, la bio-edilizia e l’utilizzo di terreni marginali ma anche per l’impiego nell’alimentazione umana e come nutraceutico grazie alla composizione ottimale del profilo ricco di acidi grassi essenziali, vitamine, minerali e antiossidanti dell’olio, ricavato dalla pressatura a freddo dei semi. L’olio viene impiegato in alternativa o nel supporto dei protocolli farmaceutici come alleato prezioso per la salute, come regolatore del colesterolo, nelle problematiche cardiovascolari e per la funzionalità delle membrane cellulari, nelle dermatiti croniche e a fianco dei protocolli clinici nelle malattie neurodegenerative progressive
I dati sugli studi dell’olio puro dei semi di Camelina, mostrano una prevalenza significativa di Omega-3 (ALA), piuttosto raro in alte concentrazioni in molti oli vegetali e un bilanciamento quasi perfetto tra Omega-3 e 6 di 2:1. Un dato di cui tener conto considerato che la nostra alimentazione è troppo ricca di Omega-6, che è pro-infiammatorio, al contrario, tende ad essere carente di Omega-3, che invece ha funzione antinfiammatoria.
Nella composizione dell’olio sono presenti i Fitosteroli: sostanze che hanno una struttura simile al colesterolo che “competono” con il colesterolo cattivo (LDL) nell’intestino, riducendone l’assorbimento.
L’altro componente molto importante è la Vitamina E. Non è solo il dosaggio totale 700-1000 mg/Kg a essere di rilievo ma la sua composizione. Mentre molti oli contengono Alfa-tocoferolo, in questo caso presente solo con un 10% unito al Delta-tocoferolo, l’olio di Camelina ha una percentuale del 90% di Gamma-tocoferolo. Sebbene sia meno noto rispetto all’alfa possiede qualità biologiche uniche e fondamentali per la salute umana. Differenziandosi per l’efficacia nel neutralizzare le specie reattive dell’azoto (RNS) oltre alle comuni specie dell’ossigeno (ROS). Questa capacità lo rende un protettore cellulare superiore contro i danni ossidativi e la perossidazione lipidica, tra l’altro ha spiccate proprietà antinfiammatorie non condivise dall’alfa-tocoferolo. Agisce modulando le vie metaboliche legate alla ciclossigenasi-2 (COX-2) e al fattore di necrosi tumorale alfa, contribuendo a ridurre l’infiammazione cronica. Viene metabolizzato in gamma-CEHC, un composto che favorisce l’escrezione di sodio dalle urine, potenzialmente utile per la regolazione della pressione sanguigna.
Questa forma di Vitamina E è un antiossidante molto più potente. Da studi approfonditi l’olio di Camelina è risultato essere più stabile ai processi di ossidazione lipidica. La stabilità all’ossidazione è una questione fondamentale da considerare per quanto riguarda l’uso di oli ad alto contenuto di acidi grassi insaturi, per valutare la loro efficacia nel tempo.
Si deduce che la differenza non è solo nella “fonte”, ma nella struttura molecolare e nell’efficienza per l’organismo.
















