LA PSICOLOGIA BUDDHISTA

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La continua ricerca di appagamenti momentanei ed esteriori, la difficoltà nell’accettare l’impermanenza delle cose e la focalizzazione del proprio Io come centro universale ha inevitabilmente causato frustrazioni e sofferenze, riconoscendo che l’io non esiste riconosciamo che anche il mio è una parola senza sostanza ( Nagarjuna, 2° secolo d.C. ). Questo precetto fondamentale nella filosofia buddhista nel nostro caso segue un’ interpretazione meno dogmatica e più aperta alla finitudine di un Io che lascia il ruolo di padre padrone  per permettere uno scambio più fluido con la vita.

Nel pensiero orientale uno dei parametri più importati è il singolo istante della mente, ognuno di essi ha caratteristiche differenti ed ha il potere di influenzare la nostra visione delle esperienze e della realtà. I motivi che determinano i cambiamenti in ognuno di noi, percui, non sono gli accadimenti del mondo esterno quanto la qualità del nostro stato mentale e della nostra coscienza. La filosofia buddhista considera tre i veleni mentali la cui combinazione è causa di tutti i nostri stati afflittivi: l’illusione, l’attaccamento, l’avversione. Attraverso la meditazione si può arrivare a controbilanciare gli stati mentali negativi portando tranquillità e serenità. E’ importante trasformare i fattori mentali che creano dolore nell’individuo. Quando uno o più fattori si trovano all’interno degli stati mentali di una persona divengono tratti specifici della personalità che saranno sempre presenti nella sua esistenza. Per cambiare questi fattori una delle cause che bisogna trasformare sono le motivazioni che determinano le scelte di ognuno di noi. Un altro fattore che causa e mantiene la sofferenza mentale è la specifica relazione che le persone hanno imparato ad avere. La filosofia buddista sostiene che I fenomeni non esistono di per sè in quanto hanno natura di aggregati. Visione comune con la Fisica Quantistica.  Tutto ciò che riguarda la persona è un movimento, un processo in divenire. I cinque aggregati che caratterizzano tutti i fenomeni fisici e mentali dell’esistenza condizionata sono impermanenti e generano la idea illusoria di un Sé individuale , ma l’Io non è altro che una semplice designazione nominale, cioè un modo convenzionale di definire una persona. I fattori distintivi individuali sono determinati da cause e condizioni e non da un sé intrinsecamente esistente. L’individualità è un concetto convenzionale. Lo stesso Buddha confutò il principio di un’anima individuale ed eternamente esistente, contrapponendovi la teoria di una coscienza non individuale ed estinguibile. Secondo il buddhismo esistono due tipi di mente o coscienza. La coscienza base-di-tutto e la coscienza mentale intesa come aggregato dei desideri.
La coscienza base-di-tutto o coscienza fondamentale non è né permanente né discontinua ma si evolve in una corrente continua come il fluire di un fiume e forma senza interruzione una serie omogenea lungo tutte le vite successive. Si estingue quando non esistono più passioni attive né credenza in un sé individuale autonomamente esistente.

 

La mente ordinaria o coscienza mentale è considerata un normale organo di senso, è condizionabile dalla apparenza dei fenomeni e deve essere addestrata per liberarsi dalle visioni contaminanti delle passioni.Da qui la produzione delle passioni e delle emozioni distruttive che alimentano l’ego e generano confusione nella mente umana. Le visioni erronee possono essere contrastate orientando la mente al bene attraverso la meditazione, l’altruismo e la compassione.